SERVE UN’ETICHETTATURA SUL TESSILE MADE IN ITALY

19 Settembre 2023

Abbiamo presentato oggi a Bruxelles la nostra proposta per una nuova etichettatura nel settore tessile particolarmente colpito dalla concorrenza sleale. Oggi si contano in Italia 40.000 aziende tessili per un totale di 400.000 lavoratori impiegati: si tratta di un settore in grande sofferenza anche perché molte grandi case di moda acquistano i tessuti all’estero e usano impropriamente il marchio Made in Italy sfruttando le maglie larghe dell’attuale sistema europeo delle etichettature.

Serve una maggiore trasparenza e tracciabilità, come già avvenuto con successo per il settore agroalimentare. La nostra proposta – che ci auguriamo raccolga un ampio e trasversale consenso – è quella di prevedere l’obbligatorietà in etichetta di tutti e quattro i passaggi del tessile: non solo la confezione, ma anche la filatura, la tessitura e la nobilitazione, cioè la stampa o la tintura. Se si vuole veramente difendere il tessile e l’abbigliamento italiano bisogna salvaguardare l’integrità di tutta la filiera tessile, comparto con punte di eccellenza nella tutela dei diritti dei lavoratori, dell’ambiente, della sicurezza e salute dei consumatori.

L’occasione per questa rivoluzione copernicana sono gli atti delegati del regolamento ecodesign in via di approvazione definitiva. Ringrazio Graziano Brenna, Presidente della Fondazione setificio e tutti gli esponenti politici e gli imprenditori del settore tessile che hanno partecipato all’evento “Qualità e tracciabilità per un tessile sostenibile” che si è tenuto oggi al Parlamento europeo. Oggi dobbiamo vincere la grande sfida di proteggere il sistema produttivo europeo dall’aggressività e, a volte persino dalla concorrenza sleale, dei nostri competitori. È arrivato il momento di fare sul serio!

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